Pagina 32
Una favola che parla di motivazione a chi si sente “pagina
“Non c’era scritto niente a pagina trentadue. Non c’era scritto neanche “32”. Pagina trentadue era completamente bianca. Il capitolo uno finiva a pagina trentuno e, siccome l’editore non voleva cominciare il capitolo due sulla pagina a sinistra, lo aveva cominciato a pagina trentatrè, e pagina trentadue l’aveva lasciata bianca. Tutti gli altri capitolo finivano sulla pagina a sinistra, così non c’era bisogno di lasciare quella pagina bianca nel libro.Non è bello essere l’unica pagina bianca del libro.Un libro è come un piccolo paese, staccato dal resto del mondo. La maggior parte del tempo se ne sta per conto suo sullo scaffale, e solo la copertina ha contatti con l’esterno: con altre copertine ma anche con il sole e la polvere. E ogni tanto con una mosca loquace che porta notizie da fuori. Se lo si tira giù dallo scaffale. È raro che lo si para; magari si vuole solo mostrarlo a qualcuno, così è sempre la copertina che si gode il mondo. Anche quando lo si apre, ogni pagina ha diritto a pochi minuti di luce e nello sforzo di sfruttarli il più possibile capita spesso che cada in confusione e dopo non si ricordi più niente. “Quante persone c’erano sedute a leggermi: due o tre? E stavano proprio parlando di me? E gli piacevo? Non ho capito, non ce l’ho presente, e forse non mi succederà più”Stando così le cose, le pagine di un libro parlano soprattutto fra loro. E non avendo molto da dire, parlano soprattutto l’una dell’altra. Potete dunque immaginare quante se ne debba sentire una pagina bianca. “Guarda quella: non ha neanche il numero.” “Se non fosse per la pagina a fianco non saprebbe neanche chi è.” “Se ne potrebbe benissimo fare a meno.” “Serve solo ad aumentare il prezzo.” Eccetera eccetera.Non che queste cose te le vengano a dire in faccia, ma il posto è piccolo e prima o poi ti capita di sentirle. Pagina trentadue aveva tanta pazienza e non protestava mai, ma soffriva molto.Un giorno arrivò il padrone con suo figlio: un bimbo piccolo e irrequieto, che certamente avrebbe fatto danni. Tutte le copertine erano preoccupate. Molte però tirarono un sospiro di sollievo quando il padre disse: “Aspetta, ti do io un libro che puoi strappare. Ecco: prendi questo. Tanto non serve.” Il libro era quello con la pagina bianca, e in men che non si dica il piccolo lo ridusse ad un mucchio di fogli, prese la pagina binaca e ci fece un aeroplanino. Lo fece lasciando il bianco di fuori, perché gli sembrava più bello, così, pagina trentuno (che era scritta a metà, essendo la fine del capitolo uno) non poteva vedere niente di quel che succedeva. Poi arrivò la mamma e disse: “Che cosa avete combinato? Mettete in ordine!”. Le altre pagine finirono nel camino e le loro preziose parole diventarono cenere. Pagina trentadue invece andò a volare in giardino e vide alberi e farfalle, ed ebbe tutto il tempo per guardare bene. E questo perché a pagina trentadue non c’era scritto niente. Non c’era scritto neanche 32”.


