Fammi vedere chi sei in quello fai

Per giudicare bene un uomo, bisogna controllare principalmente le sue azioni ordinarie e osservarlo nel suo procedere ogni giorno.
Sarà che le corde della natura umana tendono a mantenersi tali a dispetto dell’evoluzione e del progresso, ma questa frase, datata 4 secoli fa e firmata Michel de Montaigne, ha ancora qualcosa da dirci.
Domanda: cosa fa di un capo autoritario un capo autorevole?
Risposta: la coerenza.
Buona prassi nella vita privata, per evitare di procurare e procurarsi delusioni e sofferenze, la coerenza è (dovrebbe essere) un dovere in quella pubblica, specie per chi si propone come leader, dunque, come guida da seguire.
Si dice tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, ma troppo spesso a mare ci finisco le belle parole e le buone intenzioni, e allora sì, son conseguenze amare, che un leader sconta in termini di credibilità.
Perdere la credibilità rispetto a chi in noi ha riposto fiducia è un po’ come perdere la fede: occorre almeno un surrogato di miracolo o un’illuminazione lungo la via di Damasco per recuperarla, e non sempre è facile organizzarsi.
La credibilità è una forma di eroismo quotidiano, di chi sente la responsabilità di dare con le azioni, e nella fatica del giorno dopo giorno coerenza alle proprie parole.
Perché, come insegna un proverbio arabo: La prima volta che un uomo ti inganna la colpa è sua, ma la seconda la colpa è tua. E non è facile trovare chi sia disposto ad assumersela.


