“In hoc signo vinces”
Dopo diciassette secoli, è sempre quello il segno che ci indica la strada.
di Franco Tagliente
Ecco ad un tratto, in quell’oro, sfavillare una Croce e su di essa Croce, a lettere di fiamma, stava scritto: “Con questo segno vincerai!”.Il giovane imperatore balzò in piedi ed allargò le braccia stupito. Quando la croce disparve, egli si coperse il volto con le mani e rievocò tutta la sua fanciullezza trascorsa accanto a sua madre cristiana e ricordò che quasi tutti i suoi legionari erano segretamente cristiani.
Costantino si scosse, diede ordine di suonare a raccolta e quando si vide intorno i suoi prodi, disse loro che il giorno dopo, nella battaglia, accanto all’aquila romana, avrebbe sventolato il vessillo con la Croce.
Un mormorio di commossa stupefazione corse tra i legionari e, a poco a poco, si trasformò in un grido di giubilo.
All’alba del giorno seguente i due eserciti erano già di fronte, al di qua e al di là del ponte Milvio, ed i vessilli delle schiere di Costantino scintillavano con la Croce.
Il santo segno infuse tanta vigoria nei combattenti da trascinarli all’assalto del ponte, respingere d’impeto le schiere di Massenzio e travolgerle in un’avanzata fulminea.
E Costantino, sotto il segno della Croce, fu vincitore.
Questo si legge nei libri di storia ed è lì che l’ho recuperato non per motivi confessionali ma perché credo di intravedere nell’episodio, vero o leggendario che sia, elementi che possono aiutarci a riflettere su quale possa essere la strada da intraprendere per “vincere”, come Costantino, questa battaglia che riguarda tutti noi che siamo impegnati nel mondo economico in questa complessa epoca caratterizzata da generali incertezze.
Inizio questa breve disamina ricordando quella che fu la causa fondamentale del declino e della caduta del grandissimo ed apparentemente invincibile impero romano, avvenuta meno di due secoli dopo la grande battaglia di ponte Milvio: fu la perdita d’identità e del senso di essere Romani.
Infatti, l’impero da tempo ormai aveva affidato la sua difesa contro i Visigoti, gli Unni, gli Ostrogoti, i Vandali, ad eserciti formati in gran parte da soldati mercenari germanici. D’origine barbara erano anche gli ufficiali e i comandanti in capo di quelle truppe. La crescente presenza e il peso sempre più importante dei barbari nella difesa dell’impero ispirarono Sinesio, un intellettuale di lingua greca, vescovo di Tolemaide in Libia, ad esprimersi così: “ …prima che le cose giungano al punto verso cui ormai sono avviate, dobbiamo recuperare l’animo dei Romani e a poco a poco abituarci a conquistare da soli le vittorie…”.
Ecco il punto: “Recuperare l’animo e conquistare da soli le vittorie”.
Questo lo aveva ben compreso Costantino che, per “motivare” i suoi uomini aveva “opportunamente” visto in cielo il segno della Croce sapendo quale significato avesse per gran parte di loro, già cristiani. Anche Costantino quel 27 ottobre abbracciò la nuova fede e, condividendone l’ideale con i suoi uomini, vinse.
Non è dato sapere se la sua fu una scelta opportunistica o dettata da autentica “illuminazione”: resta il fatto che il suo agire ebbe successo perché si poggiò sul rafforzamento dell’identità dei suoi soldati accomunati dal medesimo senso esistenziale.
E’ il senso della propria esistenza, infatti, ciò che sorregge ogni uomo, giacché egli desidera profondamente trovare il senso della vita al quale riferire il proprio impegno quotidiano. Tutte le alterazioni del sistema di valori, significati e scopi individuali conducono alla patologia “noogena”, ossia alla nevrosi di chi avendo smarrito il proprio “senso dell’esistenza” rinuncia alle proprie responsabilità - ed in definitiva alla libertà – non tenendo atteggiamenti e comportamenti positivi e propositivi nelle difficoltà ma perdendosi e confondendosi senza identità nel marasma universale. Come ritornato al caos iniziale, non stabilisce così alcuna sinergia con il mondo, smarrisce il contatto, perde il senso degli accadimenti, e il giudizio sugli stessi.
Costantino intuì nel 312 ciò che nel 1947 porterà Victor Frankl alla logoterapia che ci fa scoprire come nella esistenza umana il corpo e le forze psichiche raggiungono un accordo superiore pieno di significato solo attraverso l’elemento spirituale che crea “SENSO” e unità di intenti. La dimensione spirituale è ciò che rende l’uomo assolutamente unico, capace di libertà interiore, di amore e di significato. Egli può prendere posizione interiormente di fronte agli eventi, coglierne il senso, sia nella gioia sia nella sofferenza, e questo lo rende totalmente libero e responsabile. La libertà che egli cerca non è più una libertà da qualcosa, ma è una libertà per qualcosa che anima il suo cammino. La mancanza di senso ci fa entrare in una condizione di “vuoto” esistenziale che non vuol dire assenza di qualcosa ma ancor peggio presenza di una perversa condizione che “risucchia” le nostre energie distruggendo la nostra identità.
Così come il cammino dei soldati di Costantino fu sostenuto dal Cristianesimo, quello di imprenditori, dirigenti, operai, impiegati, professionisti della nuova economica va ricercato in un ambito che non può più essere solo tecnico-scientifico ed economico, ma etico-sociale giacché è lì che accusiamo le maggiori carenze: è lì che è presente il “vuoto” che dobbiamo colmare.
Come? Ancora una volta è la Croce di Costantino ad indicarci la via.
Osserviamone la forma.
Il suo asse verticale non significa forse integrazione fra chi è “sopra” e chi sta “sotto”? Non vuole forse suggerirci di adoperarci affinché il mondo della produzione, della distribuzione e del consumo trovino un cammino unitario anziché lottare fra di loro per quei pochi spiccioli (tanti ormai ne sono restati) che costituiscono il “margine di contribuzione”? Non sarebbe più sensato cercare una via che aiutasse a superare i conflitti per individuare un comune cammino di saggezza economica incentrato sulla riduzione di sprechi e di costi inutili, ad esempio come quelli per pubblicità, come dice Gosage, oramai “inudibile come il rutto di una farfalla” ?
Osserviamo ora il suo asse orizzontale. Non è forse questo il senso delle alleanze: essere uniti cioè, sullo stesso piano? Alleanze fra coloro che sino a ieri erano concorrenti e che oggi, se rimangono tali, corrono il rischio di fare la fine dei galli di Renzo Tramaglino che seguitavano a beccarsi inconsapevoli della fine comune nella pentola dell’avvocato Azzeccagarbugli.
Dopo diciassette secoli, quelle Croce che sostenne la vittoria di Costantino indica anche a noi la via: ricercare, dunque, il senso etico-sociale del nostro agire e su questo fondare la nostra identità attraverso l’integrazione e le alleanze.
Etica, integrazione, alleanze sono le parole chiave della nuova economia.




6 Marzo 2008, 11:10
L’impero di Costantito non era più romano da tempo. Stare senza nemici per tanto tempo vuol dire non avere la possibilità di confronto della propria identità, così si scioglie nel vizio e nell’autoreferenzialità… consumati i simboli romani, ecco che la possibilità di integrazione di un popolo e del suo senso ricadde nella croce… nuovo simbolo che conquisterà il mondo… l’importante è stare uniti contro l’incertezza del nuovo e del diverso, contro la paura dell’altro, contro la crisi della propria identità… in questo modo si rinnova l’etica ideologica, mentre la metafora della croce rinvia, come ha scritto, ad un “movimento di spirito”: ci ricorda che per ben pensare e agire occorre saper guardare i quattro punti cardinali, su giù dx sn… ma più della croce, meglio dell’uovo o di una stella, c’è la semplice e piccola sfera, ruota attorno se stessa e scorre come e quanto vuole, va anche avanti e indietro, rimbalza, salta… segue perfettamente spinte e traiettoie…
SENSO, qiando ci sei dove mi porti?
Un manager deve esser sicuro delle conseguenze delle sue azioni.
Non sentirsi sicuro e basta.