L’uomo che piantava gli alberi

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Ogni giorno possiamo piantare un albero, ogni ora possiamo piantare un albero, ogni minuto possiamo piantare un albero…se abbiamo la consapevolezza di farlo.

Durante una delle sue passeggiate in Provenza, Jean Giono ha incontrato una personalità indimenticabile: un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine nella quale viveva, quest’uomo stava compiendo una grande azione, un’impresa che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future. Una parabola sul rapporto uomo-natura, una storia esemplare che racconta “come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre la distruzione”.
Se l’azione di un uomo è priva di qualsiasi egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari e ha lasciato nel mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio di errore, di fronte ad una personalità indimenticabile.
Una quarantina circa di anni fa un giovane stava facendo una lunga camminata, tra cime assolutamente sconosciute ai turisti, in quell’antica regione delle Alpi che penetra in Provenza.
….. Era una bella giornata di giugno, molto assolata e su quelle terre senza riparo il vento soffiava con brutalità insopportabile. I suoi ruggiti nelle carcasse delle case erano quelli di una belva molestata durante il pasto. Il giovane riprese la marcia. Cinque ore più tardi non aveva ancora trovato acqua e nulla gli dava speranza di trovarne. Dappertutto la stessa aridità, le stesse erbacce legnose. Ad un certo punto gli parve di scorgere in lontananza una piccola sagoma nera, in piedi. Si avvicinò. Era un pastore. …..
L’uomo parlava poco, com’è nella natura dei solitari, ma lo si sentiva sicuro di sé e confidente in quella sicurezza. Era una presenza insolita in quella regione spogliata di tutto. Non abitava in una capanna, ma in una casa di pietra, ed era evidente come il suo lavoro personale avesse rappezzato la rovina che aveva trovato al suo arrivo. Il tetto era solido e stagno. Il vento che lo batteva faceva sulle tegole il rumore del mare sulla spiaggia.
……
Il pastore prese un sacco e rovesciò sul tavolo un mucchio di ghiande. Si mise ad esaminarle una dopo l’altra con grande attenzione, separando le buone dalle guaste. Il giovane gli propose di aiutarlo. L’uomo rispose che era affar suo. Fu tutta la loro conversazione. Quando ebbe messo dalla parte delle buone un mucchio abbastanza grosso di ghiande, l’uomo le divise in mucchietti da dieci. Così facendo eliminò ancora i frutti piccoli o quelli leggermente screpolati, esaminandoli molto da vicino. Quando infine ebbe davanti a sé cento ghiande perfette si fermò e andarono a dormire.
…..La società di quell’uomo dava pace… Dopo il pranzo di mezzogiorno ricominciò a scegliere le ghiande. Il giovane mise sufficiente insistenza nelle sue domande e l’uomo gli rispose. Da tre anni piantava alberi in quella solitudine. Ne aveva piantati centomila. Di centomila ne erano spuntati ventimila. Di quei ventimila contava di perderne ancora la metà a causa dei roditori o di tutto quello che c’è di imprevedibile nei disegni della Provvidenza. Restavano diecimila querce che sarebbero cresciute in quel posto dove prima non c’era nulla…..

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