II senso morale delle aziende

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La rivista americana SCIENCE del 9 maggio pubblica un articolo sulle origini neurobiologiche della morale umana. La sintesi, riportata da “Internazionale” del 16 maggio è questa:“FALSIFICARE il proprio curriculum per ottenere un lavoro, quanto è immorale? La risposta dipende dalle condizioni in cui si trova chi giudica: se è seduto a una scrivania molto sporca o se nell’aria aleggia un pessimo odore, sarà più severo. Le emozioni come il disgusto influenzano il nostro giudizio morale, anche quando sono scatenate da situazioni che non hanno legami con la questione da giudicare. La ricerca si è a lungo concentrata sulle aree cerebrali coinvolte nelle scelte, sul loro legame con le emozioni da un lato e con la funzione cognitiva dall’altro. Negli ultimi anni si è cercato di superare questa dicotomia, per affrontare le radici del senso morale. Il bene e il male sono innati negli esseri umani? Possono superare le barriere culturali e temporali? Sembra di sì. Ci sarebbe un senso morale universale, basato su cinque aspetti:
1. non nuocere agli altri,
2. essere giusti,
3. essere leali,
4. rispettare l’autorità
5. avere uno spirito puro,

con gli ultimi tre elementi predominanti nelle società conservatrici e i primi due in quelle moderne. La moralità potrebbe rendere più compatte le società umane e fornire un vantaggio evolutivo. ”

Le domande che mi pongo sono: “Quanto la mancanza di riconoscimento dell’autorità del capo dipende dalla carenza nelle aziende degli altri quattro? Quanto questo è collegato alla differenza fra autorità ed autorevolezza? In definitiva le aziende prive di morale come possono confidare su di una forte leadership e perseguire l’efficienza?

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