Niente di “personale”

Come decidere se un candidato è adatto o meno alla nostra azienda?
Il rischio è quello di comportarsi come certi ingenui frequentatori di musei che prima di guardare un quadro corrono a leggere sulla targhetta a fianco titolo e autore dell’opera. Solo allora decidono se quanto hanno davanti debba piacergli oppure no.
Nella selezione del personale può succedere di concentrarsi esclusivamente su titoli e curriculum del candidato, trascurando aspetti meno evidenti, ma più significativi della personalità.
Ma allora, cos’è necessario?
Se lo chiede (e tenta di rispondere) Wislawa Szymborska, poetessa polacca Nobel per la Letteratura.
Quello che è necessario spesso risulta non essere essenziale, ovvero vicino all’essenza della persona.
Essere leader significa anche questo: indovinare (quel “a pelle” che difficilmente tradisce) l’essenza di chi ci sta di fronte; saper cogliere ciò che fa di una persona competente la persona adatta.
SCRIVERE IL CURRICULUM
Cos’è necessario?
E’ necessario scrivere una domanda,
e alla domanda allegare il curriculum.
A prescindere da quanto si è vissuto
il curriculum dovrebbe essere breve.
E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti.
Cambiare paesaggi in indirizzie ricordi incerti in date fisse.
Di tutti gli amori basta quello coniugale,
e dei bambini solo quelli nati.
Conta di più chi ti conosce di chi conosci tu.
I viaggi solo se all’estero.
L’appartenenza a un che, ma senza perché.
Onorificenze senza motivazione.
Scrivi come se non parlassi mai con te stesso
e ti evitassi.
Sorvola su cani, gatti e uccelli,
cianfrusaglie del passato, amici e sogni.
Meglio il prezzo che il valore
e il titolo che il contenuto.
Meglio il numero di scarpa, che non dove va
colui per cui ti scambiano.
Aggiungi una foto con l’orecchio scoperto.
E’ la sua forma che conta, non ciò che sente.
Cosa si sente?
Il fragore delle macchine che tritano la carta.


