E se ci ripensassi?
Un ripensamento non è mai una cosa sbagliata.
Flann O’Brien
Pensa sempre 2 volte prima di parlare, e conta fino a 10. Questo insegnano - o almeno lo facevano ai miei tempi - figure genitoriali di varia sorta (nonni, insegnanti e genitori titolari) ai loro figli: a diffidare dell’istinto.
Crescendo, quegli stessi figli si sentono rinfacciare Non parli mai. E’ la frase che segna il passaggio dall’istinto a quella forma distorta di riflessione che è l’eccesso di prudenza… facciamo pure di diffidenza. In genere, viene a coincidere con l’adolescenza.
Gli anni passano, “i bimbi crescono, le mamme imbiancano” e l’affermazione del Sé passa anche attraverso l’affermazione del proprio pensiero. Il pargolo riprende voce, e spesso la alza. E’ l’età adulta. Quella delle convinzioni… o dei preconcetti, ma tant’è.
Finalmente arriva - ma non per tutti - la fase dello svezzamento, quella in cui avviene lo stacco da tutti i genitori - anche quelli edipici - e da quell’Io Genitore (ad un tempo più severo e indulgente degli altri) che ognuno è verso se stesso. Allora, e solo allora, si scopre che ri-pensare può davvero voler dire pensare 2 volte - e anche più - ma non la stessa cosa, o meglio, non allo stesso modo, dallo stesso punto di vista. Servirebbe solo a trarre le stesse conclusioni, a radicare le stesse convinzioni. Anche dopo aver contato fino a 10.
Scopre, chi affronta, e supera questa delicata fase, che mutare opinione, ricredersi, ritornare su una decisione presa “non è cosa sbagliata”, significa ascoltare meglio se stessi e più gli altri. E’ la maturità. Il passaggio dall’essere conVinti all’essere conVincenti.


