La “Regola” dei benedettini: una saggezza antica al servizio dell’impresa moderna

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Chissà che cosa penserebbe San Benedetto nel vedere l’attuale moltiplicarsi di manuali e corsi ispirati alla sua “Regola”!

Probabilmente resterebbe sorpreso nel constatare come lo spirito che lo avava animato scrivendola venga oggi efficacemente applicato alla preparazione psicologica individuale e all’organizzazione interna di un’azienda: vale a dire ai problemi e ai dinamismi di una “comunità” particolare che non ha propriamente come obiettivo di “piacere soltanto a Dio” bensì di lottare ogni giorno per essere competitiva e arrivare prima o meglio degli altri nei punti strategicamente decisivi per consolidare il proprio sviluppo e accrescere la propria redditività. Beneficio personale, naturalmente, che diventa bene di tutti nel momento stesso in cui genera lavoro e ricchezza.

Questo brano è tratto dall’introduzione che Giuliano Vigni fa al libro “L’organizzazione perfetta”di Massimo Folador ed. Guerini, del quale riporto un passo.

“L’abate (n.d.r. il capo del convento) la figura centrale dell’intera “Regola” al quale il santo dedica i capitoli 2 e 64…quando parla di lui San Benedetto cita per la prima volta esplicitamente le qualità umane che devono contraddistinguere un capo. E in particolare evidenzia i suoi punti di forza, ciò che gli altri si aspettano da lui e di conseguenza ciò su cui egli deve puntare. “Sappia che è là per giovare agli altri più che per comandandare. Usi prudenza nel correggere perchè il troppo guasta e mentre vuole levare la ruggine non rompa il vaso: consideri sempre con diffidenza che anch’egli è fragile e ricordi che la canna incrinata non si deve rompere. Con questo non diciamo che lasci crescere i vizi, anzi li recida con prudenza e carità, nel modo che vedrà più utile per ciascuno e si sforzi di essere amato più che temuto“.

Come è possibile essere capi e non essere chiamati a comandare tanto quanto si è chiamati a giovare agli altri?

Cosa significa giovare agli altri? Cosa significa comandare? Come si recidono i vizi con prudenza e carità? Cosa occorr fare per essere amati più che temuti?

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