Il Grande Guerriero
Un mito che aiuta a ridimensionare le disumane ambizioni e le sproporzionate aspettative nei confronti di se stessi e degli altri
Avevo vent’anni ed ero un grande guerriero. Il mio obiettivo in questa vita era cambiare il mondo. Il mondo mi sembrava un luogo privo di valori, povero nella giustizia e nelle virtù. Ho pensato di andare ad incontrare il Signore della Montagna, la potente e silenziosa divinità che si trova sulla vetta più alta. A grandi balzi, con l’energia dei miei anni, sono andato ad incontrarlo.Con voce possente ho detto: “Signore, ti prego, con la mia spada e con la mia forza, dammi l’energia per cambiare questo mondo. Per portare valori dove oggi trovo solo ingiustizia e corruzione”. Pieno di orgoglio ho ringraziato e mi sono congedato. Per dieci anni ho combattuto e combattuto, soltanto per scoprire che il mondo era molto peggiore di quando avevo cominciato. A trent’anni sono tornato, incredulo e stanco, dal Signore della Montagna.
“Forse il mondo è troppo grande per un uomo solo; ma ti prego, mio Signore, dammi almeno la forza per cambiare la mia città, il luogo in cui i miei figli cresceranno. Voglio portare pace e rispetto in quel luogo abietto e povero di cuori valorosi.”.Per altri dieci anni ho combattuto, la spada non più leggera tra le mie mani affaticate, la mia città mai così in basso nell’immoralità.A quarant’anni con l’angoscia del tempo che scorre, senza che nulla sembra cambiare, sono tornato dal mio Signore, pieno di rabbia e di livore: ”Mio buon Signore, ho combattuto per anni in tuo nome per portare la luce nel mondo e nelle città, eppure la vita non mi ha ricompensato perché le genti soffrono quanto e più di prima ed i miei muscoli e il mio ardore ormai non reggono il passo. Non può finire così la storia di un grande guerriero. Dunque ti prego, dammi almeno la forza ed il coraggio per cambiare…almeno…mia moglie! Io sono un guerriero e merito maggiori onori e devozioni ed ella invece non fa che criticarmi e denigrarmi e mai riconosce il mio valore. Ti prego Signore fa che possa cambiare almeno il carattere di quella donna cocciuta affinché mi dia ciò che merito veramente in questa vita”.Altri anni passarono e tutte le mie energie erano incessantemente dedicate al cambiamento di quella santa donna. Dopo anni di lotte e di battaglie tra noi, ero esausto, quasi vicino al punto della resa quando un giorno decisi di deporre un solo istante la lama e di corsa pensai di incontrare quella donna, finalmente per parlare, per aprire il cuore invece che sfoderare la spada.La chiamai e la chiamai ma mi parve immersa in un sonno beato. Con voce forte imposi il mio bisogno: ”Alzati, donna, debbo infine parlarti del mio cuore”. Non si smosse, forse furbissima qual era, fingeva di dormire. Mi spinsi più vicino e con voce tremante sussurrai: ” Svegliati!”.Fu quando le poggiai una mano sulla spalla nuda, fu quando non colsi il suono del suo respiro che immediatamente mi fu chiaro che un’altra volta ancora quella donna più furba del demonio m’aveva giocato. Eppure eravamo d’accordo: io, il Grande Guerriero, sarei caduto in battaglia e, immenso nelle armi e nell’onore, da lei, castamente, sarei stato accolto dentro le mura della mia città, salutato come eroe e cosparso di essenze di olio profumato. Non era previsto che lei partisse per prima per il Grande Viaggio, non ero io a dover rimanere da solo. Quando tutto questo mi fu chiaro, sentii che avrei dato tutto me stesso, dal corpo all’anima per avere ancora la mia amata accanto a me. Ma il tempo è il tempo e il nostro tempo insieme era concluso. Da solo, stanco e iracondo camminavo nel vuoto della mia casa quando decisi di tornare un’ultima volta dal mio Signore.Potete immaginare un vecchio stanco, che di ruscello in ruscello, con la spada come bastone, arriva un’ultima volta su quella faticosa vetta. Stavolta, al cospetto di quel Signore muto, non avevo parole, non avevo desideri se non quello di perdermi in quel silenzio. Non so se siano stati minuti, ore o forse anche giorni. Dentro di me scorrevano le immagini ed i ricordi delle battaglie, amici e nemici, viaggi e terre lontane, ricchezze e onore, ombre e polvere. Dopo anni, in quel silenzio, riconobbi una voce, era calda come la fiamma di una candela quando porta calore in una stanza oscura. All’improvviso parlai: “Signore, ho combattuto per anni cercando di cambiare il mondo, la mia città, la mia famiglia. Ma adesso sono debole e vecchio e vedo nella clessidra della mia vita che pochi granelli si affrettano a scendere per ultimi sulla duna costruita sulla sabbia del passato. Ma non può finire così e dunque ti prego, dammi almeno il coraggio, la forza e l’umiltà di cambiare me stesso prima che sia finita”.In quel momento avrei voluto piangere e ridere, avrei voluto il calore di un abbraccio, sarei rimasto per ore ad osservare il disgelo del fiume del mio cuore. Ma il tempo è il tempo ed il mio tempo al cospetto del mio Signore era concluso. Lo salutai per l’ultima volta e ripresi il cammino verso casa.Questa volta, mentre scendevo verso valle mi accorsi che i ciliegi erano in fiore, sentii e colsi con tutto il mio corpo e la mia mente i profumi, i suoni e le immagini, capii che quella era la stagione della rinascita e del canto, ma non per me. Quando arrivai alla mia casa cercai di fermare il tempo in ogni stanza, in ogni angolo del mio giardino, i troppi ricordi, la troppa memoria, le troppe parole ancora non dette. Finché fulmineo arrivò l’istante degli istanti. Non so dirvi cosa ho imparato dalla mia lunga storia, posso soltanto ricordare che me ne sono andato con una sensazione confusa, forse per metà nostalgia e per metà pace.




18 Ottobre 2009, 13:13
..Il Genio.è Saggezza e gioventù…..sempre
25 Settembre 2010, 07:19
Pensiamo sempre che il viaggio debba essere “fuori”, e non ci rendiamo conto quanto è importante percorrere un viaggio “dentro”