“Volevo che i miei dipendenti volassero insieme come uno stormo di aironi ma in realtà non erano altro che un branco di bufali indolenti”.
Da molti anni porto sempre in borsa una copia di questo articolo scritto da Ralph Stayer, un imprenditore che è riuscito, nel corso del tempo, e dopo un certo travaglio, a comprendere cosa significa “delegare”. Qui riporto la sua testimonianza la cui lettura ho suggerito a molti uomini d’azienda. La riflessione sulla sua esperienza ha prodotto sempre buoni risultati.
I momenti migliori si verificano quando il corpo o la mente sono tesi al limite in uno sforzo volontario di ottenere qualcosa di difficile e per cui vale la pena di lottare. (M. Csiksentmihalyi) (more…)
Se vuoi sapere perchè la carenza di tempo ti stressa, prova a fare questo esercizio.
Prendi una penna, un foglio e un orologio. Hai 2 minuti per completare l’esercizio in ogni sua parte (è importante servirsi di un foglio a parte). Allo scadere del tempo, anche se non hai finito, leggi le conclusioni.
1. Prima di fare qualsiasi cosa, leggi attentamente ogni punto di questa esercitazione.
2. Scrivi il tuo nome nell’angolo in alto a destra del foglio.
3. Traccia un circoletto intorno al tuo nome che hai appena scritto.
4. Disegna dieci cerchi nell’angolo in alto a sinistra del foglio.
5. Inscrivi un quadrato in ciascun cerchio.
6. Traccia una X su ognuno dei cerchi.
7. Scrivi sul foglio la frase: “Sono a circa un terzo della mia esercitazione”.
8. Utilizzando soltanto il foglio e la penna biro moltiplica 749×58.
9. Controlla l’orologio: se è già trascorso più di un minuto, sei in ritardo.
10.Traccia un circoletto intorno al “sette” del settimo esercizio.
11.Traccia un circoletto attorno alla parola “terzo”del settimo esercizio.
12.Sul folgio, addiziona 9.350+8.735.
13.Traccia un circoletto attorno alla somma appena effettuata e, quindi, traccia un quadrato attorno al circoletto.
14.Scrivi sul folglio: “Ho quasi terminato la mia esercitazione. Probabilmente ce la farò”.
15.Conta, sottovoce, da 1 a 10, e viceversa.
Il 29 dicembre 1979, il fisico Edward Lorenz presentò alla Conferenza annuale della American Association for the Advancement of Science, una relazione in cui ipotizzava come il battito delle ali di una farfalla in Brasile, a séguito di una catena di eventi, potesse provocare una tromba d’aria nel Texas. L’insolita quanto suggestiva relazione, diede il nome al cosiddetto butterfly effect, effetto farfalla.
Cosa c’entra il battito d’ali di una farfalla con il cambiamento?
A volte ciò che appare impossibile, tale non è!
Intervista a Brunello Cucinelli, imprenditore leader nella produzione di abbigliamento in cashmere, che ha realizzato un sogno per una società migliore: coniugare il profitto all’umanesimo, collocando l’uomo e non il prodotto al centro.
Una giovane donna si lamentò con sua madre delle sofferenze e delle difficoltà incontrate nella sua vita: non sapendo come andare avanti, voleva arrendersi.
Sono stanca di lottare e combattere. Sembra che appena un problema si risolva, ne compaia un altro - disse.
Se hai paura del domani, leggi le parole di Finardi tratte dalla sua canzone “La paura del domani” mentre l’ascolti .
La paura del domani è sbagliata e tu lo sai perché porta alla rinuncia che non serve mai.
E non voglio dir con questo che bisogna ignorare quel che c’è di sbagliato per continuare a campare.
Ma l’ottimismo non è essere ciechi ai problemi della vita: è cercare senza arrendersi mai una giusta via d’uscita.(more…)
1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
3. Se vuoi comprendre quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva. (more…)
Pensa sempre 2 volte prima di parlare, e conta fino a 10. Questo insegnano - o almeno lo facevano ai miei tempi - figure genitoriali di varia sorta (nonni, insegnanti e genitori titolari) ai loro figli: a diffidare dell’istinto.
Crescendo, quegli stessi figli si sentono rinfacciare Non parli mai. E’ la frase che segna il passaggio dall’istinto a quella forma distorta di riflessione che è l’eccesso di prudenza… facciamo pure di diffidenza. In genere, viene a coincidere con l’adolescenza.
Nel corso della nostra vita lavorativa spendiamo centinaia, forse migliaia di ore in riunioni.
Spesso ci domandiamo quanto utili esse siano.
Il dubbio nasce dalla constatazione che lo svolgimento degli incontri con colleghi e collaboratori a volte, forse troppe volte, mette in evidenza comportamenti che sono ben lungi dall’essere positivamente orientati, rispettosi dell’altro, costruttivi: sembra di trovarsi in un ambiente in cui ciò che eccelle è la capacità di contestare l’altrui affermazione, l’abilità di giudicare e criticare, in poche parole l’inconscio desiderio di prevalere.
Questi incontri in realtà sono scontri seppure mascherati da buone maniere, sono occasioni per lasciar fluire l’aggressività repressa, per difendere se stessi attaccando: sono luoghi in cui la paura aleggia e si cela dietro le parole pungenti e gli sguardi sprezzanti.
Ed ecco che la parte più profonda e nobile di noi si ribella e rifiuta questo modo d’essere e si difende rinunciando all’incontro. Così facendo però, purtroppo, ci si isola e non si colgono le grandi opportunità che l’incontro con l’altro offre. Primo fra tutti ciò che di positivo comporta una buona “comunicazione” il cui significato più autentico riconduce al mettere in comune.
E’ della scorsa settimana un provocatorio articolo de La Repubblica che dà voce ai diffusi dubbi circa efficacia ed efficienza delle riunioni di lavoro. Sostiene l’articolo, a firma Anais Ginori, che «il vero confronto di idee ha bisogno di intimità» e cita l’esempio delle multinazionali americane che «tornano a incontri più informali, a colazioni di lavoro ristrette, al giro di opinioni attraverso e-mail e telefonate».
Alcuni prestigiosi atenei a stelle e strisce confermano le ragioni della generale frustrazione che spesso deriva da una riunione aziendale.
Vi spremete le meningi e vi consumate di fatica per una nuova idea grandiosa che vi farà guadagnare milioni. Ma aspettate: non dimenticate un po’ di realismo. Incontrerete sempre barriere nel vendere le vostre idee.Gli uomini spesso impegnano il proprio io ad agire sempre nello stesso vecchio modo. Inoltre, il leader è appoggiato da molte persone il cui lavoro è completamente dedicato al mantenimento dello status quo.
Le ragioni principali sono due: la prima è che molte aziende non si fidano di qualcosa in cui non siano state coinvolte fin dall’inizio; la seconda che la gente odia le seccature.
Nel’ultimo numero de L’impresa, la rivista del Sole24ore dedicata al management, viene proposta la lettura di un classico del Marketing Interno, Michel Levionnois. Questo tipo di Marketing, contrapposto a quello esterno rivolto al cliente dell’impresa, nasce agli inizi degli anni ‘90 e definisce un nuovo tipo di cliente, il “cliente interno”, ovvero il personale di un’azienda. (more…)
Lasceresti la carica di ministro del Lavoro del Governo americano per passare più tempo con la famiglia?
È quello che ha fatto Roberto B. Reich durante la prima presidenza Clinton, diventando così pioniere del movimento downshifting.
Il termine, usato per la prima volta nel 1994, significa “scambiare una carriera economicamente soddisfacente ma stressante con uno stile di vita meno faticoso e meno retribuito ma più gratificante dal punto di vista personale”, questo almeno secondo il NewOxford Dictionary.
Dove ricercare la forza di un gruppo di uomini che lavorano l’uno accanto all’altro per anni? La risposta sta nella loro volontà di stare insieme. Per far emergere questa volontà occorre pensare a un nuovo tipo di leadership in cui il capo non teme il giudizio del gruppo perché ne fa parte e ne vive gioie e dolori in ogni circostanza, senza ergersi a giudice, ma proponendosi quale amico: condottiero, non comandante; uomo e non caporale.
Le riunioni aziendali sono seconde solo a quelle condominiali nella lista delle cose che “occorre fare ma si preferirebbe non fare”, e dev’essere davvero così se Morto di riunioni, l’agile romanzo di Patrick Lencioni, ha potuto diventare un best seller. Con ironia e pragmatismo Lencioni riflette:
Moataz Nasr, An ear of mud, another of dough, 2001, particolare
Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
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